|

Pochi paesi come Tarquinia possono vantare una così alta
concentrazione di capolavori artistici in rapporto all’estensione
del suo territorio. E quando si pensa all’arte la mente va
subito agli etruschi e alla loro estrema creatività. Basti
considerare la pittura funeraria che è uno dei più affascinanti
fenomeni della produzione italica; la scultura, che nelle figure
possenti distese sui sarcofagi marmorei raggiunse vette di realismo
mai visto nell’arte antica e la decorazione vascolare in
cui gli Etruschi furono maestri del mondo. Un’arte tuttavia
che essi avevano appreso dai Greci quando questi nei loro viaggi
per mare toccavano i porti del Mediterraneo come il porto di Gravisca,
santuario-emporio prima greco e poi etrusco dove esisteva un Tempio
dedicato ad Hera, Demetra e Afrodite, poeticamente chiamata dagli
Etruschi “Turan”, la signora.I vasi attici a figure
nere su fondo rosso con scene mitologiche e a figure rosse su fondo
nero, continuano a stupire i visitatori del Museo Nazionale Etrusco
di Tarquinia. Specie se si pensa alle firme prestigiose dei ceramografi:
Oltos, Kleophrades, Epiktetos, Phintias e Charinos, autore del
celeberrimo ryton, vaso a forma di testa femminile, dallo sguardo
enigmatico e sottilmente ironico. Nella lavorazione del bucchero,
una ceramica d’impasto nera, lucente e leggerissima, cotta
ad alte temperature in carbonaia, gli Etruschi ebbero modo di mostrare
tutta la loro originalità in particolare nei decori finissimi
di borchie a rilievo.
Al suggestivo Museo Nazionale Tarquiniense, si aggiungono gli interessanti
siti espositivi dell'ex Monte di Pietà che racchiude la
Collezione Comunale degli Stemmi e del Palazzo Vescovile dove ha
sede il Museo Diocesano.
L’etrusca Tarquinia cadde, come tante altre città,
sotto i colpi della potenza romana ma la medievale Corneto, che
ne aveva preso il posto nella storia, restò sempre un luogo
dove la ceramica era ben presente anche se prodotta localmente
in modesta quantità. Nei butti, pozzi che in epoca medievale
e rinascimentale servivano all’eliminazione dei rifiuti domestici,
compreso il vasellame, sono stati ritrovati piatti, ciotole, brocche
decorati con stemmi, lettere, ritratti di personaggi, motivi floreali
e animali. I colori dominanti erano il verde, il marrone, il rosso,
il giallo e il blu cobalto su fondo bianco o avorio.
Molti di questi reperti sono esposti nel Museo della Ceramica che
ha sede nel prestigioso Palazzo dei Priori. Il Museo è di
proprietà della Società Tarquiniense d’Arte
e Storia e dal 1993 costituisce un’interessante documentazione
fittile con 100 pezzi della Collezione “Giuseppe Cultrera” dal
XIII al XVIII secolo.
Tarquinia dal medioevo ad oggi si è arricchita di torri,
palazzi, di giardini segreti, di monasteri, chiese e portali: degli
affreschi del Pastura, delle tele di Monaldo e del Lippi, della
Scuola di Guido Reni e del Romanelli, che le hanno conferito quel
sapore di città d’arte che si coglie a colpo d’occhio.
Sono passati i secoli ma Tarquinia è rimasta comunque il
luogo della ceramica ed ancora oggi gli artisti locali si esercitano
nella individuazione e creazione di forme e decori sempre nuovi
producendo oggetti estremamente raffinati. L’arte del fare
vasi con l’argilla raccolta nella Necropoli e nell’Acropoli,
del lavorare al tornio, dell’inventare “cocci” leggeri
come quelli originali etruschi attraverso tecniche moderne è,
così, rifiorita nelle botteghe del centro storico.
Questo suo immenso patrimonio d’arte si è arricchito
della splendida statua di Emilio Greco “Memoria dell’estate” e
di alcuni progetti architettonici di Paolo Portoghesi ed è stato
reso più fascinoso dalla descrizione appassionata che ne
fecero i molti scrittori che l’amarono, da Dennis a Stendhal,
da Lawrence a Cardarelli, e appare più vibrante negli appuntamenti
culturali e durante i concerti diventati ormai una tradizione.
Tarquinia è in tutto ciò città di turisti
ma anche di studiosi e di artisti che l’hanno scelta come “buon
ritiro” della propria esistenza: un drappello di pittori,
scultori e architetti, italiani e stranieri, tra i quali il più grande
pittore surrealista dell'ultima generazione, Sebastian Matta, deceduto
a Tarquinia nel novembre del 2002 e sepolto nel convento settecentesco
che era la sua dimora. La significativa opera "Perché le
vittime vincano" è esposta attualmente nella Sala del
Consiglio Comunale.
|