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Il più grande museo di Tarquinia è la città stessa, con il suo
territorio e le quattro città che nel tempo vi sono sorte e si sono
evolute: letrusca Tarchna, lemporio greco e poi romano
di Gravisca, laltomedievale Cencelle, la medievale Corneto.
Ognuna di loro ha avuto il suo momento di gloria ed ha lasciato
una messe di ricordi.
La città medioevale e lattuale suo lido vivono anche ai nostri
giorni, mentre le altre sono ormai museo di se stesse.
Prima e più importante è la città etrusca con la sua necropoli.
Prima, perché data a tremila anni fa; più importante per il ruolo
guida nella civiltà, cultura e religione etrusca. Ma anche per il
contenuto artistico che ci tramanda.
La necropoli di Tarquinia, con le sue circa 200 tombe dipinte, è
unica fra quelle etrusche fin dallantichità. Per lapporto
degli artisti greci, forse transitati dallemporio di Gravisca,
per linterscambio culturale con la coeva ceramica attica,
e magari anche per la pietra locale, il chiaro macco su cui i dipinti
risaltavano.
Le pitture delle tombe, oltre che ammirabili dal punto di vista
artistico, documentano miti, tradizioni, personaggi e clan familiari.
Il loro essenziale complemento è nelle opere raccolte nel Museo
Nazionale Archeologico Tarquiniense, che ha sede nel Palazzo Vitelleschi.
Qui i sarcofagi raccontano genealogie, avvenimenti e ruoli di intere
famiglie (esempio: Pulena e Camna) e ci tramandano le loro fattezze
e le loro preferenze.
Gli oggetti quotidiani come il vasellame, gli attrezzi, le armi,
gli ornamenti, gli ex-voto, ci parlano della loro vita, del lavoro,
dei rituali, della tecnologia di cui gli etruschi si sono serviti.
Per essere affascinati basta coglierne leccellenza artistica.
Nel salone delle feste, al piano nobile del palazzo, sono esposti
alcuni dei capolavori ceramici greci ed etruschi: il grande vaso
di Nikosthenes (V sec. a.C.), lanfora di Phintias (fine del
VI sec. a.C.).
Assegnare un volto ed un percorso artistico a questi grandi maestri
dellantichità oggi quasi sconosciuti può essere il gioco,
la storia da ripercorrere. Ai loro tempi sono stati i Giotto, i
Caravaggio, i Picasso della nostra epoca.
Nel Museo di Tarquinia ci si può perdere nellammirare i buccheri
ed i vasi corinzi e attici, seguendo, fra i tanti, il filo logico
prescelto; quello dellevolvere della tecnica desecuzione
o delle tipologie vascolari.
Oppure seguirli per tema: vasi ispirati al quotidiano o al divino,
ai giochi atletici, ai miti greci, allerotismo, ecc.
Linteresse può invece focalizzarsi sui reperti più antichi,
i cosiddetti villanoviani o dirigersi verso quelli più tardi, di
epoca etrusco-romana; può concentrarsi sugli affreschi delle quattro
tombe (del Triclinio, della Nave, delle Olimpiadi e delle Bighe),
distaccati ed esposti nelle sale del secondo piano o verso la collezione
dei cippi e marmi, oppure soffermarsi sugli ori, i monili, le pietre.
Importante sono làncora con dedica del ricchissimo armatore
greco Sostratos e gli Elogia Tarquiniensia della famiglia
Spurinna. Interessanti, le enigmatiche figurine femminili in bucchero
e le armature.
Ma nessuno potrà in alcun caso trascurare il famoso gruppo fittile
dei Cavalli Alati, modellati in terracotta così fine da sembrare
oro, che decorava il frontone del grande tempio dellAra della
Regina.
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