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Tarquinia in Maremma

Stallone maremmano

Le torri di Tarquinia dominano, da un colle ventoso, il mare Tirreno e un territorio pianeggiante e collinare di quasi 28.000 ettari. È pianeggiante a sud-ovest, lungo la fascia costiera, una maremma che fu aspra e che ora è ombreggiata di pini.
La costa è sabbiosa, con tomboli e vegetazione marina, poi cede il passo all’agricoltura (coltivazioni ortive, vite, ulivo e frumento).
Il litorale, più di 20 km di spiaggia interrotta solo dagli insediamenti turistici e dalle foci dei fiumi, permette di praticare, a vela o in windsurf, un piccolo turismo nautico che trova il maggior piacere nella scoperta dei segreti di un ambiente naturale costiero ancora godibile.
Gli etruschi osservavano il cielo e il volo degli uccelli, per trarne auspici. Chi lo fa oggi nell’Oasi delle Saline (Riserva naturale di popolamento animale, che si estende per 325 ettari, di cui 90 ricoperti dagli antichi bacini di raccolta del sale) vede nelle vasche e sugli argini, gli aironi cenerini e rosati, i fenicotteri, i cormorani, i martin pescatori, le folaghe e gli altri uccelli migratori che dal Nord Africa si spostano in Europa e viceversa.
Praticare il bird watching alle saline è piacevole: c’è un piccolo borgo di fine ottocento, ordinato e tranquillo, e un ombroso ambiente naturale dove si può praticare jogging, fare passeggiate in bicicletta, cavalcare, esercitare il tiro con l’arco o dare quattro calci ad un pallone.
Per andare a cavallo, come gli armati medievali o i butteri maremmani hanno fatto per secoli, ci sono sentieri lungo i fiumi Marta e Mignone, e le dolci colline che si susseguono all’interno (Turchina, Farnesiana, Ancarano, Roccaccia, ecc.) ancora ben coperte di macchie e di vegetazione mediterranea. Furono regno di briganti e di fuggiaschi, di ebrei, d’eretici e d’anacoreti.
Ombrose macchie nelle colline, odorose di funghi; boscaglia fitta di arbusti e alberelli: quercia, cerro, roverella, ornello, leccio, olmo, corniolo, vernile, corbezzolo, carrubo, siliquastro. Terra del cinghiale e del buttero.
Il suo sottobosco di asparagi, misticanza, funghi e cicoria ha nutrito per secoli le popolazioni, dato lavoro e un bicchier di vino a tanti poveracci.
Si può risalire i fiumi in canoa o praticare il trekking, insomma viaggiare quasi come nei secoli hanno fatto i pellegrini che giungevano a Roma o quelli che da Tarquinia si imbarcavano per la Terra Santa.
Nel tragitto s’incontreranno resti etruschi e romani, castelletti medioevali, chiese abbandonate, villaggi preistorici e romitori, ma anche mandrie di buoi allo stato brado e di cavalli inselvatichiti. Se poi ci si sente amanti dell’avventura, la proposta è l’archeobike, neologismo (e itinerario) che insegna come cercare con la bicicletta le antiche vestigia.
Fra tanti amanti dell’avventura, è però probabile che la maggioranza faccia scelte più classiche: la spiaggia del Lido di Tarquinia offre un arenile sabbioso attrezzato e di ottima qualità, pur sempre col brivido di un luogo che fu emporio greco, città romana, poi porto medioevale frequentato da papi, condottieri e mercanti. In spiaggia ci si potrà rosolare al sole, oppure praticare nuoto e pesca subacquea e partecipare all’attività dei circoli velici.
Chi ama praticare sport agonistici troverà campi di tennis, di calcio e beach-volley, lungo tutto la costa, ma soprattutto un campo da golf di 9 buche (che presto verrà portato a 18) sul bel green di Marina Velca.


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